La domanda di Vita Buona

Il Rapporto Essere Anziano Oggi/2010 compie un passo “a lato” rispetto a quelli precedenti che a loro volta sono evoluti nel corso degli anni.
Infatti nei primi Rapporti si è posta soprattutto l’attenzione sulla nuova soggettualità dell’anziano e cioè sulla sua forza e sulla sua vitalità. Successivamente si è approfondito il tema delle relazioni tra le diverse generazioni e quindi il passaggio alla responsabilità che inevitabilmente deve far capo alle persone mature che sono ormai attive ed autonome: e come tali sono tenute ad assumersi gli oneri, oltre che i diritti, della loro nuova condizione.
Quest’anno si è voluto allargare l’orizzonte, sotto la spinta di una sensazione diffusa di fine ciclo del nostro vivere insieme, che favorisce una domanda crescente di Vita Buona da parte dell’intera popolazione e non solo da parte del mondo delle persone mature.
La “bolla soggettuale” dell’individualismo, della competizione estrema, dell’ipertrofia dell’IO si sta rapidamente sgonfiando e fa emergere i segnali di un ciclo nuovo, in cui ci sia maggiormente posto per il valore delle relazioni tra le persone e non solo per il valore dell’individuo e del suo esclusivo orizzonte, egoisticamente interpretato.
Ma non si è voluto sviluppare un ragionamento di tipo etico quanto piuttosto misurare i segnali di mutamento che il corpo sociale in realtà invia in maniera consistente, al di là dei pur numerosi fenomeni di “vita cattiva”, che tutti i giorni è sin troppo facile cogliere dai comportamenti dei singoli individui e da quelli dei protagonisti dell’economia e della politica. Bisogna perciò saper “guardare oltre”, facendo leva sulla voglia di cambiamento che il tessuto sociale esprime, in vista di una convivenza maggiormente equilibrata e attenta alla ricchezza dell’Altro e non solo a quella (ormai impoverita) del Sé.
È questa una scommessa che interessa l’intero Paese (dalla classe dirigente alla popolazione) che deve saper reinterpretare se stesso, tenendo conto che dalla bolla soggettuale si può e si deve uscire “in alto” e non “in basso”. È necessario immaginare quale possa essere la strada per riaprire i giochi delle attese, delle speranze e dei comportamenti, indirizzando la forza della “soggettualità” verso uno sviluppo parallelo della “relazionalità” diffusa: tra le persone, tra le aziende, tra le istituzioni, tra i soggetti collettivi.