Microimpresa e sviluppo urbano a Roma/2007

È questo il terzo anno che la Camera di Commercio di Roma ha promosso, tramite la sua Azienda Speciale IRFI, un rapporto sulla microimpresa nella realtà urbana della capitale.
Come è stato ricordato sin dall'inizio dell'esperienza l'analisi della piccolissima impresa nel contesto metropolitano è importante per tre ragioni: innanzitutto perché esiste uno stretto legame tra microimprenditorialità e tessuto urbano, visto che quest'ultimo può svolgere un'importante funzione di vivaio naturale delle piccolissime dimensioni d'impresa; in secondo luogo perché la presenza di un ampio numero di imprese, ancorché di dimensioni ridotte, contribuisce a creare un tessuto economico diffuso e molecolare, rafforzando così la coesione sociale della città in termini di reddito, di occupazione, di presenza fisica nella vita quotidiana dei cittadini; in terzo luogo perché anche la piccolissima impresa non può esimersi dal diventare maggiormente competitiva e quindi affrontare quei tanti passaggi di soglia che aumentano le probabilità di successo e di permanenza nel tempo. E per questo servono azioni di formazione, di informazione e di assistenza, cui è dedicata specificamente l'attività dell'IRFI che ogni anno coinvolge all'incirca un migliaio di operatori che, ritornando in azienda, contribuiscono a migliorare la qualità di prodotti, processi e gestione delle microimprese in cui prestano la loro opera.
Nel corrente anno sono state esaminate due nuove realtà (il comparto Bar/Gelaterie e il comparto Abbigliamento/Moda), compiendo così un terzo passo dopo l'analisi sui comparti del Food e dell'Informatica (nel 2005) e sui comparti della Ristorazione e dell'Audiovisivo (nel 2006).
Per quanto concerne il comparto Bar/Gelaterie il Rapporto ha evidenziato una situazione di significativo dinamismo, tanto che si è assistito: ad un incremento del numero di aziende per l'intero comparto, ad una mobilità elevata sul piano della cessione/acquisto dei Bar, controbilanciato da una stabilizzazione delle Gelaterie; ad una fase di sviluppo dichiarato per entrambi i segmenti di attività; ad un'impegnativa strategia di fidelizzazione della clientela, di contenimento dei costi e di qualificazione dell'offerta. Il ricorso alla formazione non risulta particolarmente elevato, ma è avvertito come una necessità, specie sul piano di un miglioramento della cultura gestionale, dei rapporti con i clienti, della gestione dell'igiene e della conservazione dei prodotti.
Per il comparto Abbigliamento/Moda il Rapporto ha evidenziato una realtà bivalente, in cui convivono elementi di debolezza ed elementi di dinamicità: le aziende presentano un profilo più pronunciato di anzianità, di microdimensionalità, di riferimento fondamentalmente alla persona del titolare, ma anche di polarizzazione tra imprese in movimento e imprese rallentate, in cui giocano in maniera diversificata le molle dell'innovazione e la ricerca di prodotti e processi maggiormente adeguati, in grado di far fronte alla concorrenza che si manifesta su più livelli (grandi catene, altre piccole aziende, realtà del sommerso). Le strategie sono mirate a qualificare soprattutto il parco-clienti, ad incorporare le nuove tendenze moda e ad innovare prodotti e servizi offerti.
L'attività formativa non sembra stare nelle corde delle imprese, anche se si avverte la necessità di lavorare su una formazione di filiera che riguardi ad un tempo la capacità sartoriale, la capacità della progettazione e dello stilismo, la capacità di governare meglio il marketing.
Si è davanti dunque a due comparti da presidiare in tanti modi diversi, tra cui quello di una formazione che sappia interpretare non solo i bisogni della singola impresa, ma anche quelli di un sistema territoriale che deve essere in grado di sfruttare adeguatamente - specie per l'Abbigliamento, ma non solo - il marchio potente che la realtà di Roma può offrire.