Cosmetica Italia

Beauty Report 2016

Il Beauty Report 2016 ribadisce, con questa settima edizione annuale, il suo obiettivo di far conoscere meglio il valore della cosmetica italiana alle istituzioni, agli operatori, ai media e all’opinione pubblica.

L’iniziativa è promossa da Cosmetica Italia – associazione nazionale imprese cosmetiche che ne ha affidato la realizzazione alla società Ermeneia – Studi & Strategie di Sistema, creando così un appuntamento di riflessione pubblica su un settore industriale che ha fatturato nel 2015 la non trascurabile cifra di 10 miliardi di euro, di cui il 38% alimenta un flusso di export che è riuscito a crescere del 63% proprio durante gli otto anni di crisi che abbiamo vissuto.

Il Beauty Report 2016 dà conto del modo con cui le imprese reagiscono attivamente rispetto all’evoluzione dei mercati (più dinamici quelli internazionali e più debole quello interno), dando una particolare attenzione questa volta al tema delle risorse umane e a quello dei “nuovi mestieri” che servono a rendere costantemente fluida e sintonica col cliente l’intera filiera cosmetica la quale, tra operatori dell’industria e operatori fronte-cliente, coinvolge più di 200 mila persone.

L’attenzione costante per il consumatore non poteva non analizzarne anche quest’anno comportamenti, atteggiamenti ed attese che delineano una situazione di “stabilizzazione esplorativa”: dando così conferma di una maturità ormai acquisita che però vuole ancora esplorare e sperimentare, utilizzando i new media (per informarsi e per conoscere) e ricercando nuove esperienze concrete ma di assoluta qualità (sul piano dell’accoglienza e dell’arricchimento personale nel corpo e nella psiche).

Infine la ormai tradizionale analisi del settore e dei consumi cosmetici (giunta alla 48a edizione ed accorpata dallo scorso anno al Beauty Report) fornisce la chiave di lettura evolutiva dei dati riguardanti l’intera filiera cosmetica.

Ermeneia – Studi & Strategie di Sistema è una società di consulenza e di ricerca che opera per conto delle imprese, dei soggetti della rappresentanza economica e sociale e delle istituzioni, sia a livello nazionale che locale. Si occupa con particolare attenzione dello sviluppo delle aziende e dei territori, nonché dell’evoluzione dei sistemi associativi.

Cosmetica Italia associazione nazionale imprese cosmetiche conta tra le sue file circa 500 aziende, rappresentative del 95% del fatturato del settore che ormai tocca il valore di 10 miliardi di euro. Dal punto di vista economico l’industria cosmetica nazionale si colloca all’interno delle top ten mondiali e occupa 35 mila addetti che però salgono a più di 200 mila se si tiene conto dell’intera filiera. Cosmetica Italia costituisce il punto di riferimento del comparto per quanto riguarda l’elaborazione e la diffusione delle informazioni di carattere normativo, tecnico ed economico e lo sviluppo del business in Italia e all’estero. È associata a Federchimica e partecipa attivamente alle dinamiche del Sistema Confindustria e di Cosmetics Europe, l’Associazione Europea della Cosmesi.

Beauty report 2015

Il Beauty Report/2015 ha raggiunto quest’anno la sua sesta edizione che – come sempre – viene posta al servizio delle istituzioni, degli operatori, dei media e dell’opinione pubblica.
Cosmetica Italia – associazione nazionale imprese cosmetiche ha promosso a suo tempo il Beauty Report, affidandone la realizzazione alla società Ermeneia – Studi & Strategie di Sistema, allo scopo di seguire annualmente l’evoluzione del settore che è riuscito ad attraversare la crisi, mantenendo una buona capacità di tenuta, sapendo innovare con continuità ed incrementando il proprio flusso di export.
Il check-up annuale delle aziende cosmetiche, oltre che fare il punto sull’incorporazione in positivo della crisi, ha misurato la percezione degli imprenditori rispetto ai processi di trasformazione dei consumatori e della loro propensione alla spesa per prodotti cosmetici.
E proprio ai consumatori è stata dedicata la seconda consueta indagine annuale, la quale ha evidenziato il consolidarsi di atteggiamenti e di comportamenti di maggiore equilibrio e sobrietà, che però manifestano una maggiore disponibilità agli acquisti. Il che non toglie che le decisioni di spesa vengano “filtrate” da una accresciuta capacità di combinare canali diversi e prodotti diversi, sostenuta possibilmente da una quota – sempre più desiderata – di maggiori servizi, in grado di favorire una (seppur minima) shopping experience.

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