Redistribuire il "sovraccarico" della generazione adulta

Il Rapporto Essere Anziano Oggi costituisce ormai un appuntamento annuale che offre l’opportunità di riflettere sul tema dell’invecchiamento della popolazione, ma in un’ottica positiva e promozionale nei confronti della terza età.
Sin dall’inizio infatti si è voluto mettere l’accento sulle “risorse nascoste” che fanno capo al mondo anziano, tradizionalmente percepito più come un problema che non come parte della soluzione.
Se è vero che il 90% delle persone mature è ancora in forze e sostanzialmente autonomo, malgrado qualche problema con cui convivere, allora bisogna saper sfruttare questa potenzialità sia per la categoria che per l’intera società.
Ma, di Rapporto in Rapporto (e questo è ormai l’ottavo), ci si è resi conto che rimettere in gioco gli anziani significa riconsiderare anche i rapporti che intercorrono tra le diverse generazioni e le rispettive responsabilità.
Per questo si è voluto quest’anno “parlare di adulti per parlare di anziani” (oltre che di giovani).
I confini della famiglia allargata (comprendente cioè i membri non conviventi) tendono infatti oggi ad ampliarsi, per l’esistenza contemporanea di persone molto giovani, adulte, anziane e molto anziane, che intrattengono rapporti di reciproco aiuto economico, assistenza e sostegno psicologico.
In questo quadro la generazione adulta finisce col risultare compressa da una fascia di giovani con permanenza prolungata in famiglia, da un lato e da una fascia di anziani che presenta una speranza di vita sempre più elevata, dall’altro.
Come affrontare allora una rivalutazione del ruolo delle persone anziane, senza ripensare l’insieme delle relazioni che legano queste ultime al mondo adulto? E come non coinvolgere nella revisione il rapporto tra adulti e giovani che costituiscono l’altra componente del sovraccarico della fascia generazionale intermedia?
Il Rapporto esplora questo territorio più ampio, nel quale poter redistribuire le responsabilità che fanno capo a tutte le fasce di età considerate, nella consapevolezza che solo una revisione dei rispettivi ruoli e responsabilità può creare una prospettiva più stabile ed equilibrata di convivenza rispetto a quella attuale.